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venerdì 19 giugno 2009
giovedì 18 giugno 2009
Abbonamento
Che fai t'abboni? noe chissà che fo!
Io un lo so se lo fo, vendano tutti.
Che vendano è normale, io lo so,
chi dice male sono solo farabutti.
Se vendano qualcuno un altro arriva.
Davvero? pensavo si rimanesse senza.
No no tranquillo sennò nessun partiva.
Bisogna solo aspettà, ave' pazienza!
Maremma indiavolata, c'hai ragione
unn'ho mai visto giocà in dieci o sette.
Allora so' tranquillo, il Roburrone
undici giocatori in campo mette.
Maremma m'hai convinto per davvero,
corro subito a fà l'abbonamento
perchè il mio cuore è solo bianconero
e cerco di portarceli altri cento.
Bravo! ora mi garbi, il Siena unn'è una moda
è una passione vera che innamora
se t'abboni prima un fai la coda
ci metti due minuti, mica un'ora!
Corro, ti saluto, scappo, bona!
A proposito lo sai che ti dico?
Ma quanto sarà strullo chi un s'abbona...
Davvero è proprio uno sciabordito.
chiantidoc
Io un lo so se lo fo, vendano tutti.
Che vendano è normale, io lo so,
chi dice male sono solo farabutti.
Se vendano qualcuno un altro arriva.
Davvero? pensavo si rimanesse senza.
No no tranquillo sennò nessun partiva.
Bisogna solo aspettà, ave' pazienza!
Maremma indiavolata, c'hai ragione
unn'ho mai visto giocà in dieci o sette.
Allora so' tranquillo, il Roburrone
undici giocatori in campo mette.
Maremma m'hai convinto per davvero,
corro subito a fà l'abbonamento
perchè il mio cuore è solo bianconero
e cerco di portarceli altri cento.
Bravo! ora mi garbi, il Siena unn'è una moda
è una passione vera che innamora
se t'abboni prima un fai la coda
ci metti due minuti, mica un'ora!
Corro, ti saluto, scappo, bona!
A proposito lo sai che ti dico?
Ma quanto sarà strullo chi un s'abbona...
Davvero è proprio uno sciabordito.
chiantidoc
mercoledì 17 giugno 2009
Dal Vangelo secondo Marco 4
Ultima puntata della nostra saga biblica sull'(ex?)allenatore della Robur.
Per ora ci si è riso ma magari sull'argomento ci torniamo sopra in modo più serio perché sinceramente alla luce degli utlimi avvenimenti da ridere c'è davero poco.
Quindi godetevi questo ultimo capitolo della saga, quello dell'atteso incontro tra il Messia e il Presidente del Siena.
GIAMPAOLO INCONTRA STRONATI
Dal vangelo secondo Marco (4-3-1-2)
Bambino curioso:“Tio maiale, perché secondo, stavolta era primo!! Lo so c’ero anche io”
Narratore: “Tu erri figliolo, c’era Mourinho all’Inter, lo Special One; Marco era lo Special Two”
Stronati, riuniti a Sovicille tutti i tifosi, la Curva Robur, i Fedelissimi, la Valdarbia e la Corrente Bianconera oltreché le autorità e la Banca disse: «Vi ho portato quest’uomo come inventore del gioco; ecco, l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna traccia di quelle grandi capacità che gli attribuite; e neanche Lotito, infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto, in realtà, nulla che meriti l’esonero. Perciò, dopo averlo severamente cazziato a mezzo stampa, lo confermerò». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Mandalo via costui! Dacci libero Maccarone!». Questi era stato messo sulla linea laterale tutta la stagione alla ricerca del livello prestativo, dell’autostima e dell’equilibrio tattico, segnando la metà delle reti dell’anno precedente. Stronati parlò loro di nuovo, volendo confermare Giampaolo. Ma essi urlavano: «Esoneralo, Duraolo, Neno, Delio Rossi». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la risoluzione del contratto. Lo cazzierò severamente a mezzo stampa e poi lo confermerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse esonerato; e le loro grida crescevano. Stronati allora decise che la loro richiesta fosse eseguita e disse “Allora chi volete libero?? Giampaolo o Maccarone”. E la folla in crescendo a gran voce “ Massimo!! Massimo!! Massimo!! Massimo!!”..
“E sia !!!!” - sentenziò Stronati - “Maccarone libero!!!” Al che un tribuno patrizio conosciuto come Ala Destra, che aveva assistito alla scena distrattamente disse: “io boione, accidenti al pievano del bozzone, ci siamo puppati un anno Maccarone all’ala e ora ci tocca anche vedello libero.. Mi stanno rovinando una passione”.
Bosley
Per ora ci si è riso ma magari sull'argomento ci torniamo sopra in modo più serio perché sinceramente alla luce degli utlimi avvenimenti da ridere c'è davero poco.
Quindi godetevi questo ultimo capitolo della saga, quello dell'atteso incontro tra il Messia e il Presidente del Siena.
GIAMPAOLO INCONTRA STRONATI
Dal vangelo secondo Marco (4-3-1-2)
Bambino curioso:“Tio maiale, perché secondo, stavolta era primo!! Lo so c’ero anche io”
Narratore: “Tu erri figliolo, c’era Mourinho all’Inter, lo Special One; Marco era lo Special Two”
Stronati, riuniti a Sovicille tutti i tifosi, la Curva Robur, i Fedelissimi, la Valdarbia e la Corrente Bianconera oltreché le autorità e la Banca disse: «Vi ho portato quest’uomo come inventore del gioco; ecco, l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna traccia di quelle grandi capacità che gli attribuite; e neanche Lotito, infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto, in realtà, nulla che meriti l’esonero. Perciò, dopo averlo severamente cazziato a mezzo stampa, lo confermerò». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Mandalo via costui! Dacci libero Maccarone!». Questi era stato messo sulla linea laterale tutta la stagione alla ricerca del livello prestativo, dell’autostima e dell’equilibrio tattico, segnando la metà delle reti dell’anno precedente. Stronati parlò loro di nuovo, volendo confermare Giampaolo. Ma essi urlavano: «Esoneralo, Duraolo, Neno, Delio Rossi». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la risoluzione del contratto. Lo cazzierò severamente a mezzo stampa e poi lo confermerò». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse esonerato; e le loro grida crescevano. Stronati allora decise che la loro richiesta fosse eseguita e disse “Allora chi volete libero?? Giampaolo o Maccarone”. E la folla in crescendo a gran voce “ Massimo!! Massimo!! Massimo!! Massimo!!”..
“E sia !!!!” - sentenziò Stronati - “Maccarone libero!!!” Al che un tribuno patrizio conosciuto come Ala Destra, che aveva assistito alla scena distrattamente disse: “io boione, accidenti al pievano del bozzone, ci siamo puppati un anno Maccarone all’ala e ora ci tocca anche vedello libero.. Mi stanno rovinando una passione”.
Bosley
martedì 16 giugno 2009
Dal Vangelo secondo Marco 3
GIAMPAOLO IN APATIA ALL’ORTO DEI PECCI
Dal vangelo secondo Marco (4-1-4-1)
Bambino curioso:“ma come secondo.. un’altra volta?? ma come è possibile, pare il Bruco nell’anni ottanta”
Narratore: “Ciro!!”
Bambino curioso:”Chi???”
Narratore: “Ciro!!”
Bambino curioso: “Ciro!! Oddio Ciro!! Ciro!!.. ma Ciro chi??”
Narratore: “Ciro..Ciro Ferrara!!!”
Bambino curioso: “E chi minchia è sto’ Ciro Ferrara”.. Danette Danone, tutta da mangiar
Giunsero ad un podere chiamato Orto de’ Pecci, e Giampaolo disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io preparo la partita ». Prese con sé Pietro e Cristiano e cominciò a sentire paura ed angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e senti la chiamata dell’AD Blanc che lo reclamava a se. Così pregava che se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: « Arrigo, Padre mio! Tutto è possibile a te: allontana da me questo contratto. Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuole lui», riferito a Stronati. Fu così che tornato ai discepoli chiamo a se Pietro e guardandolo negli occhi, con voce ferma e pacata gli disse “Vado a Torino !!” poi aggiunse “E tu Pietro, prima chi il gallo canti (riferendosi al Gallorini al quale aveva confidato l’indiscrezione) mi rinnegherai tre volte”. Ed egli a Lui “No Messia, non io”.
Dopo averlo preso condussero Giampaolo presso Stronati per essere licenziato. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del circolo di Sovicille e se ne stava seduto tra i tifosi, presso un muro a commentare la situazione. Un astante gli si avvicinò e gli disse “te l’hai difeso tutto l’anno Giampaolo e questo è una settimana che non si sa se stà o va via”. Ed egli davanti a tutti “Non capisco cosa tu voglia dire”. Di li a poco arrivò un tribuno con una dichiarazione dello Stronati che accusava Giampaolo di aver violato le norme federali. E di nuovo presso il muro. “Hai visto il tu Giampaolino”.. Ed egli “Voi vivete nel virtuale, ma contano i nomi, le facce e il curriculum”. Infine arrivo un terzo personaggio che parlò come il Primo “ora voglio vedere te un’altr’anno come fai a fare le orge con Del Grosso, Bianco e Giampaolo”. Ed egli stupito “Ma come.. va anche con loro.. se c’è una cosa che non sopporto è il tradimento!!” Fu a quel punto che apparse il Gallorini e disse.. “oh ma avete sentito, dice va alla Juve”!! E Pietro si ricordò delle parole dette da Giampaolo: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente.
Bosley
Dal vangelo secondo Marco (4-1-4-1)
Bambino curioso:“ma come secondo.. un’altra volta?? ma come è possibile, pare il Bruco nell’anni ottanta”
Narratore: “Ciro!!”
Bambino curioso:”Chi???”
Narratore: “Ciro!!”
Bambino curioso: “Ciro!! Oddio Ciro!! Ciro!!.. ma Ciro chi??”
Narratore: “Ciro..Ciro Ferrara!!!”
Bambino curioso: “E chi minchia è sto’ Ciro Ferrara”.. Danette Danone, tutta da mangiar
Giunsero ad un podere chiamato Orto de’ Pecci, e Giampaolo disse ai suoi discepoli: «Sedetevi qui, mentre io preparo la partita ». Prese con sé Pietro e Cristiano e cominciò a sentire paura ed angoscia. Disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e senti la chiamata dell’AD Blanc che lo reclamava a se. Così pregava che se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: « Arrigo, Padre mio! Tutto è possibile a te: allontana da me questo contratto. Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuole lui», riferito a Stronati. Fu così che tornato ai discepoli chiamo a se Pietro e guardandolo negli occhi, con voce ferma e pacata gli disse “Vado a Torino !!” poi aggiunse “E tu Pietro, prima chi il gallo canti (riferendosi al Gallorini al quale aveva confidato l’indiscrezione) mi rinnegherai tre volte”. Ed egli a Lui “No Messia, non io”.
Dopo averlo preso condussero Giampaolo presso Stronati per essere licenziato. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del circolo di Sovicille e se ne stava seduto tra i tifosi, presso un muro a commentare la situazione. Un astante gli si avvicinò e gli disse “te l’hai difeso tutto l’anno Giampaolo e questo è una settimana che non si sa se stà o va via”. Ed egli davanti a tutti “Non capisco cosa tu voglia dire”. Di li a poco arrivò un tribuno con una dichiarazione dello Stronati che accusava Giampaolo di aver violato le norme federali. E di nuovo presso il muro. “Hai visto il tu Giampaolino”.. Ed egli “Voi vivete nel virtuale, ma contano i nomi, le facce e il curriculum”. Infine arrivo un terzo personaggio che parlò come il Primo “ora voglio vedere te un’altr’anno come fai a fare le orge con Del Grosso, Bianco e Giampaolo”. Ed egli stupito “Ma come.. va anche con loro.. se c’è una cosa che non sopporto è il tradimento!!” Fu a quel punto che apparse il Gallorini e disse.. “oh ma avete sentito, dice va alla Juve”!! E Pietro si ricordò delle parole dette da Giampaolo: «Prima che il gallo canti, mi rinnegherai tre volte». E uscito all'aperto, pianse amaramente.
Bosley
sabato 13 giugno 2009
Dal Vangelo secondo Marco 2
Mentre la querelle Stronati-Giampaolo assume di giorno in giorno toni sempre più grotteschi, noi andiamo avanti con la nostra saga biblica e pubblichiamo la seconda puntata.Leggete, eruditevi e fatevi sbollire l'incazzatura...
GIAMPAOLO AL TEMPIO (PAUSANIA)
Dal vangelo secondo Marco (4-3-3)
Bambino curioso:“perché secondo, stavolta era primo??”
Narratore: “Si ma Cristiano del Grosso lo precedeva d’un passo”
Giampaolo e i suoi discepoli Foggia, Fini, Parola e Cristiano Del Grosso stavano avvicinandosi a Cagliari. Quando arrivarono al villaggio di Selargius, vicino al Monserrato, Giampaolo mandò avanti due discepoli. Disse loro: "Andate nel villaggio che è qui di fronte a voi, e subito troverete un'asina e il suo puledro, legati. Slegateli e portateli a me. E se qualcuno vi domanda qualcosa, dite così: È il Signore che ne ha bisogno, ma poi li rimanda indietro subito, anche morfologicamente migliorati".
E così si realizzò quel che Sacchi aveva detto per mezzo di Controcampo:
Dite a Cellino:
guarda, il tuo re viene a te.
Egli è umile,
e viene seduto su un asino
un asinello, puledro d'asina.
I due discepoli partirono e fecero come Giampaolo aveva comandato. Portarono l'asina e il puledro, gli misero addosso le sciarpe rosso blu e Giampaolo vi montò sopra.
La folla era numerosissima. Alcuni stendevano sulla strada i loro mantelli, altri invece offrivano carta musica e altri facevano come un tappeto di scaglie di pecorino di fossa. La gente che camminava davanti a Giampaolo e quella che veniva dietro gridava:
"Osanna! Gloria al Figlio di Sacchi!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Mare forza nove cielo rossoblu.. Forza Cagliari, Forza Cagliari!".
Quando Giampaolo entrò in Cagliari tutta la città fu in agitazione. Dicevano: "Ma chi è costui?". La folla rispondeva: "È il profeta! È Giampaolo, quello che viene da Bellinzona di Giulianova, è il salvatore dell’Ascoli".
Poi Giampaolo entrò nel cortile del Sant’Elia. Cacciò via tutti quelli che stavano là a fare stretching, buttò all'aria i tappetini per la ginnastica e rovesciò le sedie dei venditori di Gatorade.
E disse loro: "Nella Bibbia di Coverciano, Sacchi dice:
La mia squadra sarà casa di umiltà, equilibrio e prestazione.
"Voi invece ne avete fatto un covo di attaccanti".
Nel Tempio si avvicinarono a Giampaolo alcuni Ciechi e Slovacchi, ed egli li guarì e gli dette la cittadinanza europea . I capi della curva e i maestri della penna videro le cose straordinarie che aveva fatto e sentirono i bambini che gridavano: "Gloria al Figlio di Sacchi!" e si sdegnarono. Dissero a Giampaolo: - Ma non senti che cosa dicono?
Giampaolo rispose:
- Sì, sento. Ma io sono abituato a parlare di cose concrete, non di ipotesi, in realtà non so nemmeno chi ha segnato? La dignità non ha prezzo!!”
Poi li lasciò e se ne andò via, lasciando Cellino e le sue genti; uscì dalla città e passò la notte a Bettolle.
Bosley
giovedì 11 giugno 2009
Dal Vangelo secondo Marco 1
Ci risiamo. Dopo un periodo di ingiustificata latitanza torniamo a scrivere qualcosa sul nostro Blog. Ci sarebbe stato molto da scrivere in queste ultime settimane, ci siamo salvati, c'è stata una bellissima festa salvezza, l'impresa della Primavera (a proposito, complimenti ragazzi, vi rifarete l'anno prossimo), le prime mosse di mercato ma, chi ci segue ormai ha imparato a conoscerci, siamo così, se c'è un periodo di vuoto creativo noi non scriviamo tanto per scrivere.Pero vogliamo rientrare col botto.
Al momento in casa Robur tiene banco la telenovela (stucchevole, consentiteci) Giampaolo va-resta.
Ci sarebbe da incazzarsi su questa vicenda però noi la vogliamo prendere a ridere e uno di noi, che ogni tento viene illuminato dal genio, ha ricostruito la carriera del "mago di Bellinzona" in chiave biblica.
In questo post potete leggere la prima puntata della saga.
Oh, (quasi ex-)Mister, non s'incavoli e non ci quereli, si fa per fare due risate eh...
SIMONE INCONTRA IL PROFETA
Dal vangelo secondo Marco (4-4-2)
Bambino curioso:“perché secondo, stavolta era primo??”
Narratore: “non ha il patentino!”
BC: “e primo chi è allora ??”
N: “Silva”
BC: “il Mago??...”
In quei giorni il profeta di Bellinzona, si trovava a passare per le terre del Piceno, là vicino Ascoli. Vi erano in uno spiazzo alcuni ragazzi che si stavano sollazzando tirando calci ad un vello di pecora cucito. Cristo, con passo deciso e sicuro si avvicinò ad uno di essi, il più vivace Simone che era finito nell’esuberanza del gioco intrappolato a fondo rete e gli parlò con serenità e dolcezza senza alcuna esitazione. Simone era inginocchiato, con la scarpa nella rete e non riusciva districarsi.
"Vieni" disse il Cristo a Simone; "Non esitare. Lascia la tua casa e seguimi. Io ti farò marcatore d’uomini. D'ora in poi tu ti chiamerai Cristiano Del Grosso così com'è il suono della parola "COLUI CHE SEGUE IL CRISTO", perché Del Grosso lavoro ci aspetta: e questo "Cristiano" lo porterò là dov’era Chiesa".
GIAMPAOLO ALLE NOZZE DEL CANNA
Dal vangelo secondo Marco (4-1-2-1-2)
Bambino curioso:“perché secondo, a Cagliari era primo allenatore??”
Narratore: “Secondo figliolo, Ballardini fece più punti di lui”
Tre giorni prima del suo arrivo ufficiale a Cagliari, ci fu uno sposalizio del noto capo ultrà rossoblu Canna di Gallura e c'era Cellino. Fu invitato alle nozze anche Giampaolo con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, il noto Cannonau, ed egli disse a Giampaolo: "Non hanno più vino". E Giampaolo rispose: "Che ho da fare con te, o presidente? Non è ancora giunta la mia ora". Cellino dice ai giocatori: "Fate quello che vi dirà". Vi erano là sei giare di pietra per la preparazione atletica, contenenti ciascuna due o tre barili. E Giampaolo disse loro: "Riempite d'acqua le giare"; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: "Ora attingete e poi mettetevele sul capo e quindi venite a me". Ed essi gliene portarono. Quindi mise una giara in campo a Matri e una in capo ad Acquafresca. Poi si rivolse a Cellino e gli disse. Non ti posso trasformare l’acqua in Cannonau, ma posso fare di Acquafresca un cannoniere. E così mise in panca Acquafresca e fece giocare Matri. Quando fu per congedarsi da loro, lo raggiunse un certo Ballardini e rivolto a Giampaolo gli disse "Tutti da principio il bomber buono e, quando i tifosi sono un po' brilli dell’allenatore, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il bomber buono". Così Giampaolo diede inizio ai suoi miracoli, alla cena del Canna di Gallura, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. Tutti ricordano l’episodio come il miracolo della trasformazione dell’Acquafresca.
Bosley
martedì 12 maggio 2009
SIENA-Palermo, pagelle
Ancora una gara volitiva e di sostanza da parte dei nostri, che, con un’inedita impostazione tattica e la ormai consueta preparazione atletica ai massimi livelli, non danno scampo al Palermo e si conquistano con le proprie forze la meritata permanenza in serie A. Ancora una festa grande per noi. Un grazie a tutti.CURCI – Non sta bene per niente e si vede in una uscita in cui, per un nulla non rischia di fare il patatrac e di rifarsi male… Per il resto sa come sempre gestire la propria area. 6,5
ZUNIGA – Si ritrova davanti Jarolim e, poco abituato a questa novità, non riesce sempre a trovare spazi e tempi giusti, ma quando lo fa è di un altro livello. 7
DEL GROSSO – Gara attenta con un gran bel cross tagliato, seppure scoccato, come al solito, da troppo indietro. 6,5
PORTANOVA – Nonostante le difficoltà proposte dalla marcatura dei due dinamici attaccanti palermitani se la sbriga alla grande. Una delle migliori prove degli ultimi mesi. 7,5
FICAGNA – Affidabile come il portoghese di cui prende ancora il posto, fa sentire la sua discreta prestanza fisica nei colpi di testa. 7
VERGASSOLA – Fantastico finale di campionato dal nostro grande capitano. È assolutamente ovunque, ma credo ormai di ripetermi….. 7,5
COPPOLA – Direi come Vergassola, con in più un dinamismo assolutamente esplosivo che gli fa vincere anche i contrasti di testa...atleta ritrovato. 8
GALLOPPA – Anche per lui una fase ascendente. Peccato gli manchi qualche particolare decisivo per essere un vero crack del campionato. 7
JAROLIM – I giocatori come lui in genere i giornalisti li chiamano “soldatino” o “il professore”e son quelli ligi alle direttive del mister, che non rompono, non grandi talenti, ma infaticabili lavoratori. Non sembrava gli entrasse la quinta marcia domenica, anche se non siamo sicuri ce l’abbia....6
GHEZZAL –Altro giocatore che se lo metti a fare anche il raccattapalle lo fa con il massimo impegno senza fiatare. Per lunghi tratti passa più la palla indietro che in avanti, ma poi quando affonda non ce n’è per nessuno. C’era rigore su di lui (ma non deve per forza entrare in porta con la palla…) 6,5
CALAIO’ – Messo nel mezzo dell’attacco fa il lavoro per due. Non è un fenomeno, sia chiaro, ma la porta non la trova così raramente…il gol e l’altra occasione con paratona di Amelia sono due grandi colpi. 7,5
KHARJA – Poco tempo per lui ma sufficiente per mettere in crisi la difesa avversaria. 7
FRICK – In pochi minuti colpisce un palo e gioca dei bei palloni. Un professionista come pochi. 7
ROSSETTINI – Speriamo che questo rientro possa aprirgli maggiori spazi, però al centro (ma lì ce ne sono troppi in gamba mi sa…). 6,5
GIAMPAOLO – Guizzo di intuito con il modulo inedito che blocca bene i rosanero, anche se indubbiamente per lungo tempo sacrifica un po’ Ghezzal. Ma Calaiò sembra invece trovarcisi benissimo. Elogi obbligatori per la preparazione atletica e mentale della squadra. Da rivedere, ma è da tempo che si nota, l’impostazione della difesa sui cross da calcio piazzato. 7
lunedì 11 maggio 2009
martedì 5 maggio 2009
SIENA-Napoli: pagelle
Squadra in grado di fare tutto e il suo contrario in pochi giorni, ci fa fortunatamente rimangiare quanto di poco positivo avevamo dovuto, per forza di cose, esprimere commentando le ultime tristi prestazioni. Grazie anche alla presenza, un po’ forzata, ma azzeccata dei suoi uomini migliori rimessi imprevedibilmente in sesto dallo staff medico. Punteggio forse bugiardo, visto che abbiamo rischiato (pochissimo peraltro) un pareggio che sarebbe stato estremamente ingiusto. CURCI – Se deve muoversi nell’area di rigore dimostra un grandissima sicurezza e dei tempi perfetti. Non grossi pericoli. 7-
ZUNIGA – E’ tornato e si vede. Non spinge tantissimo ma quando lo fa è da applausi. Peccato gli manchi il tocco finale che lo renderebbe degno di una finale di Champions. 7
DEL GROSSO – Guardingo e attento, ma qualche problema in più nel finale. Purtroppo quando spinge non riesce ad arrivare quasi mai sul fondo. 6-
PORTANOVA – Contro attaccanti del suo passo rende bene e sembra tornato ad ottimi livelli. 7
FICAGNA – Non ha problemi in questo suo ritorno in squadra dall’inizio. Si fa sentire sulle punte napoletane.7
VERGASSOLA – Riesce ad essere ovunque e non è un modo di dire. E lo fa fino alla fine della partita, andarsi a vedere le immagini per controllare. Un grande. 7,5
COPPOLA – Si fa trovare prontissimo e la sua prestazione non fa una grinza. Aggressivo e scattante. Forse la sua prova migliore.8
GALLOPPA – Ritorna a livelli migliori anche lui con un buon appoggio alle punte seppure non ci siano momenti di grandissima brillantezza. 6,5
KHARJA – Straordinaria l’azione del gol, un capolavoro che se fosse stato realizzato dai big celebrati ci propinerebbero in tv ogni dieci minuti. Ma noi ce l’abbiamo nella nostra testa e siamo felici così. Bravissimo. 7,5
MACCARONE –E’ lui la vera minaccia del nostro attacco quando sta bene e ieri non sembrava neanche aver subito un infortunio. Gran gol di potenza a e tempismo. 7,5
CALAIO’ – E’ attivissimo sempre. Una buona occasione sprecata ma era in outside. Un’altra bella palla e poi tanto gioco sporco a difendere palloni e smistare per i compagni. 7
GHEZZAL – Si ritrova vicino a porta in due occasione e crea due minacce sulla seconda delle quali serviva solo più fortuna. 7-
MANITTA – Entra fin troppo a freddo e si ritrova nella mischia nel momento migliore del Napoli. Non riesce a mostrarsi al meglio. 5,5
GIAMPAOLO – la squadra messa in campo ieri ha ben altro piglio e determinazione delle sue copie più recenti e, visto che la condizione fisica era comunque presente anche le ultime volte, il risultato è ottimale. Soprattutto perché non ci sono contromisure decenti per Kharja da parte di Donadoni e Zuniga e Maccarone sono una spanna più forti dei dirimpettai biancoazzurri (ieri illogicamente in blu). Gli stessi giocatori poi si infortuneranno ma la squadra e il mister non vanno in difficoltà particolari nella fase dei cambi.
lunedì 27 aprile 2009
Torino-SIENA, pagelle
Pur con l’attenuante dell’assenza degli uomini migliori, è difficile non dare un giudizio fortemente negativo sulla prova della Robur. Incapaci di creare pericoli, di dare un cambio di velocità, di uscire da un grigissimo rimasticamento di gioco, subiamo bovinamente (a parte gli ultimi minuti) una squadra non trascendentale ma con un chiaro obiettivo in testa e una parvenza di gioco messa in campo. Triste spettacolo, ma soprattutto risultato che rischia di rovinare un finale di campionato che poteva essere ben diverso. MANITTA – fa il possibile per evitare una debacle, dimostrando grande reattività. E’ incolpevole sul gol e il primo capolavoro di Bianchi. 6,5
DEL PRETE – l’impossibile paragone con il titolare del ruolo rende non facile il giudizio della prova di questo ragazzo, che però non stroncherei, visto pure che non è stato certo aiutato dal resto della difesa. Fa anche il possibile in fase di spinta. 6--
DEL GROSSO – aggirabile con una certa facilità, non riesce mai a farsi vedere con qualcosa di decente neanche in attacco, dove non supera assolutamente mai la tre quarti. 5
PORTANOVA – ha bisogno forse di riposo e di riordinare le idee perché non lo sentiamo più padrone della linea difensiva come in passato. 5,5
BRANDAO – Coinvolto anche lui nelle titubanze generali del reparto, ha però qualche buon intervento. 5,5
VERGASSOLA – il migliore dei suoi, regge la baracca nel mezzo mal coadiuvato. Purtroppo i piedi sono quello che sono, ma un giocatore così dove lo ritroviamo? Sfiora nel finale il gol “alla Vergassola”… 6,5
CODREA – resta molto davanti alla difesa che evidentemente sente friabile, non da alcun colore o nota particolare al gioco di centrocampo. 5,5
GALLOPPA – Non è questa la strada per farsi vedere dalle grandi squadre. Deve darsi una mossa per ritornare quel giocatore atletico e aggressivo che conoscevamo. 5-
KHARJA – Ancora una partita in tono minore, il marocchino è quasi nascosto per gran parte del match. A in queste condizioni risulta incomprensibile continuare ad usarlo come tre-quartista. 5,5
FRICK – ci poteva stare forse se avessimo giocato in contropiede, ma non lo abbiamo fatto e la sua presenza in campo ha avuto momenti imbarazzanti, a volte orribili. Sostituito troppo tardi. 4,5
CALAIO’ – fa il possibile, ma non ha una palla decente, ma neanche una indecente, se non alla fine. Ci mette gambe e cuore, ma è da solo. 6,5
GHEZZAL – Da un po’ di vivacità, ma porta troppo la palla e non riesce a concludere. E’ travolto anche lui dal non-gioco generale 6-
JAROLIM – rappresenta ormai il cambio “conservativo” per eccellenza, ma ci sembra che il giocatore sia ancora più spento dall’anno scorso, ma forse non del tutto per colpa sua. 5,5
ROSSI – si rivede per un breve momento di partita dove riesce, unico fra tutti i compagni, ad andare sul fondo a fare un cross come si deve. 6-
GIAMPAOLO – non concede sorprese alla platea. Colpevole al pari, se non di più, dei suoi giocatori, ci regala ancora uno spettacolo triste e soprattutto drammaticamente prevedibile. Cambi tremolanti e scontati (ma un Larrondo dentro?). Nelle sue peggiori esibizioni (e non sono poche, vista la sequela da record di sconfitte fuori casa quest’anno) il gioco delle sue squadre sembra una musica suonata da un pianoforte a cui sono state tolte le prime e le ultime ottave ed anche un bel po’ di tasti neri… 5
venerdì 24 aprile 2009
El mejor jugador del partido
Finalmente sono riuscito a trovare il video della partita di Arroe contro il Brasile:
Guardatelo tutto s'intende ma poco prima del quarto minuto del filmato ci trovate il titolo di questo articolo.
Scusate se lo scriverò male ma il cronista dice:
Ah, dopo averlo visto si capisce che l'arbitro uruguagio non era UBRIACO solo di nome ma anche di fatto.
Espulsione e rigore contro il Perù davvero vergognosi.
Con l'occasione comunico anche il risultato della partita che si è giocata stanotte con il Perù che ha perso ancora, stavolta contro il Paraguay.
Oltre al tabellino della partita in questo sito ci sono anche i voti e mi sembra che Arroe abbia dato ancora spettacolo, il portiere peruviano credo di no invece.
Appena trovo il filmato verificheremo con i nostri occhi le magie del nostro campione peruviano.
Guardatelo tutto s'intende ma poco prima del quarto minuto del filmato ci trovate il titolo di questo articolo.
Scusate se lo scriverò male ma il cronista dice:
"Este hombre...Arroe Arroe.....insisto...........el mejor jugador del partido"
Ah, dopo averlo visto si capisce che l'arbitro uruguagio non era UBRIACO solo di nome ma anche di fatto.
Espulsione e rigore contro il Perù davvero vergognosi.
Con l'occasione comunico anche il risultato della partita che si è giocata stanotte con il Perù che ha perso ancora, stavolta contro il Paraguay.
Oltre al tabellino della partita in questo sito ci sono anche i voti e mi sembra che Arroe abbia dato ancora spettacolo, il portiere peruviano credo di no invece.
Appena trovo il filmato verificheremo con i nostri occhi le magie del nostro campione peruviano.
giovedì 23 aprile 2009
Un talento di nome Arroe
Come forse saprete in Cile si sta disputanto il campionato sudamericano under 17 con il nostro JOAZHIÑO ARROÉ che gioca con la maglia del Perù.Il girone A, in cui è incluso il Perù, è composto da Colombia, Bolivia, Paraguay e Brasile e questo è il calendario degli incontri del Perù:
Brasile-Perù – 19 Aprile
Paraguay-Perù – 23 Aprile
Bolivia-Perù – 26 Aprile
Colombia-Perù – 29 aprile
Non è facile trovare sul web notizie di manifestazioni giovanili ma eccone alcune che riguardano questo giovane talento bianconero.
Come dicevo gioca nel Perù ma è più giusto dire che del Perù ne è la stella come dimostra la considerazione di cui nutre.
Ecco un'intervista del 16 aprile, purtroppo in inglese ma comunque già il titolo rende l'idea:
Star Player
Joazhino Arroe – Siena (ITA) – Age 16
Arroe has drawn comparisons with Reimond Manco since he burst on the scene with Peru’s U-15 team but the striker is determined to be his own player.
“Comparisons are odious, but it does not bother me,” The attacker said. “Reimond is a tremendous player. I admire him. He is bold and has a goal.”
However, Arroe and the current Peru U-17 side want to make their own history and step out of the shadow of the team that did so well two years ago.
"We want to match what the coach did with the previous U-17 team and get beyond the group stage,” Arroe said. “It will be difficult, but we want to do things right, we are calm and not tense."
“Qualification for the World Cup is the aim,” Arroe continued. “I would like to win the championships, although I know it's difficult.”
Away from his commitments with the national team Arroe is making waves at his club side, Siena.
“I am doing good, better than I imagine,” Arroe said. “I am training with the Siena reserves and it is going really well.”
ED UN COMMENTO RACCOLTO IN UN BLOG DA PARTE DI UNO CHE HA VISTO LA PARTITA CON IL BRASILE:
arroe joazinho gioca nella primavera del siena...ieri notte mi sono guardato brasile-peru sub17....vittoria del brasile per 3-0...spettacolo da parte di arroe....dribbling,tecnica tiro....gioco di suola,doppi passi etc.....niente male
UN COMMENTO DA UN SITO SPORTIVO:
Un'altra vittoria per il Brasile, vittoria larga, 3-0, ma non netta come la precedente. Tre gol sono troppi per il Perù, dove ha confermato le sue qualità il senese Joazhiño Arroé (il ragazzo si farà).
UN ALTRO COMMENTO IN INGLESE:
http://www.goal.com/en/news/584/brazil/2009/04/21/1221105/brazil-u-17s-beat-peru-in-tough-encounter
ECCO ANCHE IL TABELLINO DELLA PARTITA; VALE LA PENA SOLO PER IL NOME DELL'ARBITRO, GUARDATE COME SI CHIAMA:
Brazil - Perú
3:0 (2:0)
Match:
5
Date:
20.Apr.2009
City:
Iquique
Stadium:
Tierra de Campeones
Time:
19.00
Attendance:
Referee: UBRIACO Darío (URU) Assistant Referee 1: CASAVIEJA William (URU)
4º Referee: ABAL Diego (ARG) Assistant Referee 2: RETA Roberto (ARG)
Che dire; sembra davvero un portento questo Arroe e da libidine vedere il nome A.C. Siena come sua società di appartenenza.
Bel colpo hanno fatto i nostri dirigenti quindi complimenti a loro ed in bocca al lupo al nostro piccolo campione.
Stanotte, alle 02.00 italiane, il Perù affronta il Paraguay quindi invito chi riesce a vederlo a darci notizie nei commenti.
lunedì 20 aprile 2009
SIENA-Chievo: pagelle
Partita affrontata male e vissuta malissimo. In pratica non ci abbiamo messo mano, facendo rendere al cento per cento l’impeccabile sistema di gioco proposto dal Chievo, che ci ha ampiamente ingabbiati per quasi tutta la partita, colpendoci esattamente nel modo in cui voleva colpirci. Peccato che questa squadra non sappia mai dare continuità ai propri risultati positivi. Colpa di tutti. ELEFTHEROPULOS – non impeccabile su una rete ma non ha molte colpe, per il resto poco da dire. 5,5
ZUNIGA – si lascia anche lui sorprendere in una situazione difensiva; in avanti dovrebbe essere servito di più e prima che le maglie del pressing clivense si chiudano su di lui. Spinge tra i pochi. Comunque positivo. I pericoli nascono in pratica solo da lui. 6,5
DEL GROSSO – inutili cross dalla tre quarti e modesta reattività dietro con un taglio che lo infila sulla seconda rete (anche a Verona…). Questa la sua partita. 5,5
PORTANOVA – sembra non intendersi con i compagni di reparto sulla prima rete e sulla seconda si fa portare al largo con ingenuità. Buoni duelli aerei. 5,5
BRANDAO – non chiude anche lui sulle reti avversarie e per il resto partita normale. 5,5
VERGASSOLA – in difficoltà nel primo tempo, costantemente senza spazi, un po’ meglio nel secondo. 6-
CODREA – sembra iniziare alla grande spingendo e tirando, poi però deve soffrire parecchio a centrocampo. 5,5
GALLOPPA – Inguardabile in molte fasi della partita; in più denuncia i suoi soliti difetti, cioè quello di possedere un solo piede e quello di non riuscire a trovare la porta. 5-
KHARJA – In difficoltà, non riesce ad aiutare né la fase di copertura né l’attacco. Peccato. Ma non si può togliere per un errore, seppure grave. 5,5
GHEZZAL – Prova impalpabile. Non si sa più cosa debba fare in campo. Lui ci prova con impegno ma sembra avere lo stesso grado di conoscenza della cosa…5-
CALAIO’ – migliore in campo. Non un grande sforzo ieri, però prova ad andarsi a cercare i palloni e a tenerseli. Certo non è Maccarone, ma non gli arriva una palla a garbo. Cala nel finale. 6,5
JAROLIM – inserito a fare il trequartista si applica diligentemente ma non è pane per i suoi denti. 5,5
FRICK – Un bel tentativo in semi rovesciata. Poi poco più. 6-
AMORUSO – Non rende proprio. Sbaglia un bel gol ma è anche l’unico a trovare la porta e lì è stato bravo il portiere avversario. Non è contento e si vede quando si fa squalificare con un’ammonizione inutile…5,5
GIAMPAOLO – Questa partita era una rogna, si sapeva, ma non abbiamo visto sussulti da parte nostra, infatti, come al solito, non si riesce a rimediare in alcun modo quando si va in svantaggio. E non si può dire che il mister non c’entri mai niente. Anche il famoso approccio mentale, se è roba che è dentro la testa dei giocatori, è sicuramente in grado di influenzarlo più lui di ogni altro.
Ho dei dubbi, infine, sui cambi, dubbi molto personali per carità, ma quello di Kharjia (che magari poteva restare ma in posizione più arretrata) per i modi e le (apparenti) motivazioni è stato oggettivamente imperdonabile. 5
sabato 18 aprile 2009
Per una buona causa
Domenica l'incasso della partita Siena-Chievo sarà interamente devoluto alle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto.
Chi legge il nostro blog è molto probabilmente tifoso del Siena e quindi sarà sicuramente presente, vogliamo però sensilizzare tutti a pubblicizzare la cosa con i vostri amici, parenti e conoscenti. E' importante che anche chi solitamente non si interessa di calcio o del Siena, compri il biglietto e approfitti di questa iniziativa per fare una cosa buona.
Questo non è un appello come quelli fatti altre volte in vista di una partita importante, non è rivolto ai tifosi ma a tutti coloro che vogliono dare il loro piccolo contributo a una buona causa.
Quindi, appassionati di calcio e non, tifosi del Siena e non, domenica comprate perlomeno il biglietto e, se potete, venite allo stadio. Così facendo avrete contribuito a dare una mano a chi in questo momento ha davvero bisogno.
Poi, chissà, magari scoprite anche che a vedere il Siena ci si diverte...
giovedì 16 aprile 2009
Un valore aggiunto chiamato Fedelissimi
In un lontano dicembre del 1970 furono gettate le basi per l'attuale Siena Club Fedelissimi; probabilmente nessuno di questi baldi pionieri si aspettava di arrivare a quello che oggi è il Club a cui hanno dato vita.Uno di loro ne è il Presidente ed in questi oltre 38 anni di vita bianconera tanti si sono aggiunti a loro.
Bel risultato partire in 10 volenterosi, con la squadra in uno dei tanti gironi della serie D, girone E per la precisione, ed arrivare dove sono arrivati oggi.
In quella stagione i tifosi che c'erano si fecero gli auguri di Natale in occasione di Siena - Quarrata (1 a 0 con goal di Bruschettini); nel campionato in corso la partita prenatalizia è stata Siena - Inter.
Certo che la vecchia Robur ne ha fatta di strada ma se quel manipolo di tifosi, in un momento di grande difficoltà, non si fosse unito nel nome della comune passione calcistica chissà quale partita avremmo visto prima del Natale appena trascorso.
Perchè i momenti duri credo che, allora ero appena nato, furono quelli che li unirono ma poi ce ne sono stati molti altri fino ai giorni nostri compresa la gloriosa Presidenza De Luca; ed in tutti questi frangenti sono stati loro a perorare la causa della Robur "andando a rompere le scatole" a chi poteva fare qualcosa per aiutare la realtà calcistica della nostra città.
Esiste a Siena un Sindaco che non abbia ricevuto una delegazione di tifosi del Siena Club Fedelissimi?
............non credo proprio!
Ed oggi come allora se ci pensate bene non è cambiato molto; le porte a cui bussare son sempre le stesse e spesso anche qualcuno di coloro che bussa............magari solo un pò invecchiato.
Prima erano "quei rompiscatole del Siena"...........oggi pure; solo che hanno un'altro prestigio anche perchè dietro a loro si è formato un movimento di persone talmente vasto, e non mi riferisco solo agli associati del Club ma a tutti i tifosi bianconeri, che rende davvero pesante quella mano che bussa.
Nel panorama calcistico italiano ci sono molti club prestigiosi, ultras e non, che si sono sciolti perchè non esistevano più le condizioni per continuare dovute a diatribe interne o anche a risultati disastrosi della squadra; nel momento di difficoltà hanno mollato.
Invece il Siena Club Fedelissimi è nato in un momento difficile, molto difficile, e quando un sentimento riesce ad unirti mentre rischia di scomparire, il legame che si forma e che poi si tramanda è in grado di resistere a tutte le intemperie e la Robur ne ha attraversate diverse di burrasche, con i Fedelissimi sempre accanto.
Sono stato spinto a scrivere questo articolo dall'ennesima dimostrazione dell'importanza di questo Club avuta alla cena di ieri sera per festeggiare il 30° compleanno del periodico Il Fedelissimo oggi diventato addirittura quotidiano online.
Si perchè quel foglio A4 piegato in due è uno dei tanti fiori all'occhiello di questo club che nel corso degli anni ha migliorato le vecchie idee adeguandole ai tempi, come dimostra il vecchio giornalino, e via via ne ha introdotte di nuove come il Premio Robur.
Nato nel 2002 per consegnare un meritato riconoscimento al compianto Paolo De Luca è il ringraziamento del Club alla persona o ad un ente che si è distinto con le sue azioni a favore della Robur; è andato ad affiancare il più datato Fedelissimo D'oro che invece viene attribuito ad uno dei giocatori.
Premi tangibili attribuiti in segno di riconoscenza per quanto fatto in favore della nostra passione.
Riconoscenza e memoria sono i valori che riscontriamo sempre in tutto ciò che viene fatto dai Fedelissimi ed anche ieri sera, insieme ai protagonisti di oggi, c'erano quattro di quelli di ieri; che bello rivedere Tosolini, Notari e Pazzaglia; Rossetti ormai è di casa.
Una gratitudine ed una memoria che si spinge anche più lontano nel tempo come gli auguri ad Aldo Dapas che questa maglia la indossò dal 1938 al 1942 o anche la cena organizzata per festeggiare i giocatori che vinsero lo scudetto di quarta serie nel 1955/56.
Ma anche iniziative di supporto a vecchi eroi bianconeri come l'appoggio dato a Leo Lovari per riabbracciare sua figlia Maria.
Insomma una memoria senza tempo verso chiunque abbia contribuito, anche con un piccolo mattoncino, al prestigio di questa maglia.
Oltre a ciò anche iniziative umanitarie come la raccolta fondi per costruire pozzi in Africa o la più recente per il tremendo terremoto che ha colpito l'Abruzzo.
E' veramente impossibile ricordare tutto quanto hanno fatto per pura passione; entusiasti quando si deve, critici e duri al momento giusto e con chiunque senza guardare chi fosse la controparte perchè il comandamento è uno solo, fare e salvaguardare sempre gli interessi della Robur.
Il prestigio acquisito e la militanza sul campo non li hanno nemmeno resi un pochino snob perchè chiunque si sia voluto unire a loro ha trovato la porta aperta ad accoglierlo oppure ad aiutarlo per sviluppare altre realtà di club di tifosi come le tante che sono nate nel corso degli ultimi anni.
In quella splendida atmosfera della cena di ieri sera hanno avuto modo di mettersi allo stesso tavolo i più importanti rappresentanti delle istituzioni senesi e dell'A.C. Siena spa a partire dal Presidente della nostra banca, Giuseppe Mussari, al vicesindaco Marzucchi, all'assessore allo sport Bianchi, al Presidente Lombardi Stronati.
Tutti insieme ai tifosi perchè anche di fronte ad una tavola imbandita, complimenti ai cuochi, ed in un clima di festa si può trovare il modo per buttare giù idee che possano rendere ancora più prestigiosa questa società che è nel cuore di noi tutti.
Un semplice GRAZIE è sicuramente riduttivo ma non fa mai male; grazie davvero Fedelissimi, grazie a tutti voi, anche a chi non c'è più, per aver vestito i panni del perfetto avvocato della Robur per oltre 38 anni............semmai sarei un tantino preoccupato della parcella ma tanto avete sempre fatto tutto per passione!
martedì 14 aprile 2009
A lezione di tattica con Marco Giampaolo
In data martedì 9 dicembre 2008 è stata pubblicata una intervista lunghissima al nostro Mister Marco Giampaolo sul blog http://fangoenuvole.blogspot.com/search?q=marco+giampaolo.L'abbiamo letta di recente e riteniamo di fare cosa gradita a chi non l'avesse ancora fatto perchè, seppur molto lunga, mostra in tutte le sue sfaccettature com'è l'allenatore Marco Giampaolo, in cosa crede e quali sono le sue idee calcistiche.
Lavagna, televisore, computer e un immancabile toscano in bocca. È così che Marco Giampaolo, uno degli allenatori più giovani e preparati della serie A, parla di calcio, dei suoi progetti, delle sue idee e della rivoluzione del ruolo di allenatore. Un uomo che crede nel lavoro e nell’impegno quotidiano per il raggiungimento dell’obiettivo e che è arrivato ai massimi livelli grazie al calcio proposto, dal 4-4-2 di Ascoli all’attuale 4-3-1-2 di Siena. Un tecnico che come pochi altri ama insegnare calcio.
Che allenatore è Marco Giampolo?
«Gli allenatori si dividono in più categorie. Ci sono quelli che cercano d’insegnare qualcosa e quelli che gestiscono, anche la gestione è una cosa difficile. Ci sono club nei quali si deve gestire, altri in cui si deve allenare, in altri ancora bisogna mediare. Non tutte le società sono uguali e nemmeno tutti i giocatori. Per estrazione e caratteristiche io sono un allenatore al quale piace costruire un progetto, però il mestiere non è solo questo, non si limita solamente al saper allenare. Un tecnico deve saper fare il suo lavoro, ovvio, ma deve sapere anche gestire, comunicare, tenere i rapporti con i tifosi, con la città, rappresentando nel ruolo che ricopre sia la società che il luogo in cui questa opera. Io sono un allenatore al quale piace lavorare su un progetto, curando tutti questi aspetti».
Quando giocava pensava che avrebbe allenato?
«Quando giocavo sognavo di allenare. Prima ho sognato di fare il calciatore, anche se calciatore per me è una parola grossa, in C si rischia di arrivare a fine carriera senza arte ne parte. Allenare era un sogno, ma sperare non significa niente, era un’idea lontana, che poi si è concretizzata».
Quali sono le caratteristiche che differenziano un buon allenatore da uno cattivo?
«Chi arriva ai massimi livelli ha dei requisiti e delle capacità. Non c’è quello più bravo e quello meno bravo, semmai c’è quello più adatto ad allenare l’Inter e quello più adatto ad allenare il Siena, per fare un paragone calzante. Un allenatore si può definire tale se compie una carriera più o meno lunga e a certi livelli, altrimenti rischia di essere solo una meteora. La continuità è importante, poi per dare un giudizio complessivo bisogna andare a vedere in quali piazze ha allenato e che giocatori ha avuto a disposizione, perché anche le opportunità dicono che allenatore sei stato e sei. Ovviamente allenare a Milano è diverso rispetto a Siena, così come a Napoli o a Roma».
Ma un allenatore lo sa qual è la piazza o la squadra più adatta alle sue caratteristiche?
«No, perché poi l’ambizione eccede. Io, per fare un esempio, credo che un allenatore che si siede sulla panchina dell’Inter debba avere essenzialmente due qualità: la capacità di gestire e la capacità di comunicare. Essere un grandissimo allenatore, un insegnante di calcio, tanto per intenderci, non è necessario. Devi essere un buon tecnico, ma non necessariamente un didatta, un fine conoscitore degli aspetti tattici. Perché? Perché manca il presupposto, i campioni poi sono un valore aggiunto. In una piccola squadra invece la caratteristica prima deve essere quella di allenare, poi quella di gestire, infine di comunicare, anche perché la risonanza è completamente diversa».
I pregi e i difetti che si riconosce come allenatore…
«Pregi, non saprei. Difetti? Non so se lo è. Oggi, secondo me chi fa questo lavoro deve avere la capacità di staccare la spina, perché questo è un mestiere che ti prende anche di notte, quando dormi, allora si deve avere la capacità di non pensare sempre al calcio affinché si possa essere lucidi, riposati e sereni. Non godo della vittoria perché penso sempre alla prossima partita e ragiono sulla sconfitta, sono uno stacanovista, ma riesco anche a estraniarmi per ricaricare le batterie».
Gli uomini secondo il modulo o il modulo secondo degli uomini?
«Non si può prescindere dagli uomini e quindi dal metterli nella condizione di poter far bene. Anche se ogni allenatore ha le sue preferenze e il modulo che predilige, però non si possono mettere le proprie idee davanti alla prestazione del calciatore. Le proprie idee sono buone e restano buone, ma devono essere adattate ai giocatori a disposizione».
Difesa a tre o a quattro e perché?
«La difesa a quattro la preferisco perché in ampiezza si copre meglio il campo. La difesa a tre non resta mai tale perché spesso recluta un quarto se non un quinto uomo e non so se poi è veramente una difesa a tre. Se io porto cinque uomini dietro può anche essere più conveniente, ma credo che la difesa a tre sia meglio nella costruzione del gioco, lo scaglionamento dei giocatori in campo ti permette di avere più soluzioni di uscita e linee di passaggio ed essere meno piatti rispetto alla difesa a quattro».
Alcuni affermano che tutte le grandi squadre, ieri come oggi, pongono le loro basi su una perfetta fase difensiva, è d’accordo?
«Statisticamente le squadre che subiscono meno gol sono poi quelle che arrivano, statisticamente. Quando si parla di fase difensiva non si deve mai pensare solo ai difensori, poiché è un lavoro d’insieme che va incastonato in un discorso più ampio. Io credo che una squadra capace di fare un non possesso organico abbia un valore aggiunto, perché per me è il risultato di un collettivo e non delle qualità individuali, come per esempio nell’uno contro uno».
Quali sono le maggiori differenze tra il 4-3-1-2 e il 4-3-2-1?
«In fase di non possesso palla, nel 4-3-1-2, hai delle zone intermedie del campo, soprattutto in quella dei centrali avversari, dove tu non riesci mai ad accorciare sul portatore di palla, perché se stringi con i due attaccanti lasci spazio in ampiezza, se li tieni larghi lasci spazio all’interno, costringendoti ad abbassare il baricentro del gioco. Nel 4-3-1-2, con i due attaccanti sull’esterno riesci ad accorciare meglio sul portatore di palla avversario. In fase di possesso, con il 4-3-2-1, si ha più giocatori tra le linee e maggiori capacità di attaccare la profondità in velocità, mentre nel 4-3-1-2 hai più difficoltà ad attaccare la profondità e nel ripartire».
Qual è il modulo che le ha dato maggiore soddisfazione, 4-4-2 come ad Ascoli, 4-3-3 come a Cagliari o il 4-3-1-2 di Siena?
«Il 4-4-2, il 4-3-3, il 4-3-1-2, i sistemi di gioco maggiormente adottati in questi ultimi anni, non dicono niente se li consideriamo solo dei numeri. Io più che di modulo parlerei delle caratteristiche dei giocatori all’interno di un sistema di gioco. Il 4-4-2 può essere più offensivo, difensivo, fantasioso o fisico secondo i giocatori impiegati. Questo modulo, rispetto a quindici anni fa, ha subito una forte evoluzione. Prima gli esterni erano dei mediani prestati al ruolo, poi si sono rispolverate le ali vecchio stampo capaci di saltare l’uomo, più avanti difensori laterali con qualità tecniche maggiormente fluidificanti. Da modulo molto difensivo, quindi, capace di coprire bene tutte le zone del campo siamo passati a un modulo che potremmo definire 4-2-4. Oggi la geografia del campionato non prevede più il 4-4-2, se si escludono la Juventus, un po’ l’Atalanta che gioca con un 4-4-1-1 e la Roma che poi ha cambiato. La differenza è data dal fatto che si è persa fantasia e si è acquisita forza. Giocano quasi tutti con tre centrocampisti centrali e il rombo o con cinque centrocampisti, non ci sono più ali e cambiando le caratteristiche dei giocatori anche i moduli ne risentono. L’Inter, per esempio, ha dovuto prendere Mancini e Quaresma, Camoranesi in Nazionale è l’ultimo dei Moicani. Forse anche Marchionni alla Juventus. Il modulo che mi ha dato più soddisfazione è senza dubbio il 4-4-2 di Ascoli con degli esterni che avevano grandi qualità tecniche e i difensori capaci di sovrapporsi, anche se forse era più simile a un 4-2-4, ma credo che oggi non sia più proponibile. L’unica squadra che ha giocato questo calcio, di grande qualità, è stato il Portogallo agli ultimi Europei, calcio straordinario, ma il 4-4-2 in serie A, in questo momento, è morto e paga poco».
Come si trasmette un’idea di gioco a un gruppo?
«Innanzi tutto l’allenatore deve avere le idee chiare su dove deve arrivare. Una linea di traguardo, oltre la quale c’è la cura del dettaglio, che non finisce mai. Per fare questo occorre tantissimo lavoro e una didattica che non trascuri i dettagli, dalla lavagna al computer, dal televisore alla postura, piccoli ma che possono rivelarsi fondamentali per vincere una partita. Un traguardo del genere, per essere raggiunto, ha bisogno di tanto tempo e di tanto lavoro, ha bisogno della disponibilità dei giocatori, della tutela della società e chiaramente di buoni interpreti».
Lei s’ispira a qualche allenatore? E qual è quello che le ha insegnato di più?
«Io sono cresciuto come calciatore con Giuliano Sonzogni che era un seguace di Arrigo Sacchi ed è stato il primo allenatore che mi ha insegnato qualcosa di diverso rispetto agli altri. Successivamente ho avuto la fortuna di collaborare con Delio Rossi al Pescara, che allora era emulo di Zeman, un altro calcio, infine con Galeone, che è il prodotto di un calcio più spagnolo, capace di unire la qualità alla ricerca del risultato. Tre filosofie diverse, la quarta è quella italiana della marcatura a uomo, che io non ho mai preso in considerazione. Quindi sono cresciuto con quelle tre identità diverse nelle quali mi rispecchiavo: una squadra organizzata in fase di non possesso palla; una squadra con idee in fase d’attacco; una squadra che avesse un’estetica di gioco, che si facesse apprezzare per quello. La sintesi è questa, ho preso qualcosa da tutti e tre, ho portato avanti le mie idee, i miei studi, ho visionato allenatori come Del Neri, che credo sia un maestro in questo senso, Prandelli, Spalletti, negli anni, e ho fatto le mie esperienze personali, attraverso le partite e gli allenamenti, maturando un’idea di calcio che abbracciasse organizzazione, idee in fase offensiva e spettacolo».
Ancelotti ha detto che un allenatore per fare bene il suo lavoro non deve stare né sopra né sotto, ma dentro la squadra, concorda?
«Io credo che un tecnico debba essere autorevole, né autoritario né troppo democratico. L’autorevolezza è il riscontro che viene da un gruppo, mai dal singolo, l’individuo non riconosce con giustezza le decisioni il gruppo sì. Autorevolezza che deriva dal carisma, dalle capacità professionali, dalla gestione delle situazioni, dall’essere al di sopra di ogni sospetto, soprattutto quando c’è da prendere delle decisioni forti per il gruppo, ipoteticamente anche a discapito del risultato, dalla capacità di allenare e dalle idee che si mettono in pratica. L’improvvisazione toglie sempre qualcosa al riconoscimento del tuo lavoro. Una buona gestione ti può salvaguardare anche dall’improvvisazione, ma credo che il top sia la miscela delle caratteristiche enunciate».
Come si gestisce psicologicamente la settimana dopo una sconfitta e dopo una vittoria?
«Non giudico mai la prestazione della squadra solo ed esclusivamente dal risultato, perché sarebbe riduttivo. Noi, io e il mio staff, ci soffermiamo molto sulla prestazione, sullo sviluppo delle idee, di un lavoro che porti avanti da mesi. La sconfitta può dipendere da tante cose, ma l’atteggiamento, la prestazione, come ci si è posti davanti alla partita sono più importanti ed è su questo che lavoriamo. Se lavorassimo solo sul risultato non ci porterebbe da nessuna parte. Ovviamente il gruppo ne risente, ma da metà luglio si lavora su un progetto che se si basasse solo sul risultato perderebbe credibilità».
Lei ha fatto giocare un esterno destro sulla sinistra e un esterno sinistro sulla destra per creare cambi repentini di gioco in fase di possesso palla, com’è riuscito a convincere i giocatori e creare una cosa semplice ma completamente nuova?
«Ci sono giocatori che amano la linea come compagno di viaggio, che se non sentono la linea si perdono. Un aspetto psicologico e posturale insieme. Ci sono, invece, giocatori di fascia con meno profondità meno corsa e più qualità tecniche, maggiori capacità di dribblare, che sanno giocare anche dentro il campo. Un giocatore che gioca faccia alla porta ha 180° di visuale, il giocatore in fascia 90°, quello che va dritto meno di 90°. Il giocatore che gioca a piedi invertiti in fascia li ha tutti e 90°, ma non puoi chiedere a un giocatore di profondità di giocare a piede invertito, perché non è capace. Per fare questo ci vogliono giocatori dalle grandi qualità tecniche, una via di mezzo tra un’ala a un fantasista vecchio stampo. Foggia era più attaccante ma si abituò subito a quel ruolo anche perché usufruiva delle sovrapposizioni del terzino che lo liberava dal primo uomo, quindi la sovrapposizione consentiva a Foggia di giocare uno contro uno o addirittura di liberarsi al tiro. Ma tutto questo non può prescindere dalle qualità tecniche dei giocatori, la mortalità, inoltre, deve essere pari a zero, perché se io perdo palla in questa fase di gioco o quattro-cinque giocatori sopra la linea di palla e rischio di subire le transizioni negative, le ripartenze. Con Langella ed Esposito, a Cagliari, per esempio, non si poteva fare perché sono due giocatori di profondità. Questa inversione la si può fare in B, come Conte a Bari e Ventura a Pisa, ma in A non ha lo stesso successo, non paga».
Come gestisce un allenatore di A i rapporti con la società?
«Un allenatore viene giudicato sempre, tutti i giorni, non solo per quello che fai sul campo, ma anche dal comportamento, dalle conferenze stampa, da quello che viene fuori, dall’educazione e dal rispetto. Per me vale sempre la regola più importante, cioè essere professionali e professionisti nel proprio lavoro».
Con i giornalisti?
«Con i giornalisti intrattengo un rapporto professionale. Non sono uno che bluffa, non dico mai una cosa per depistare. Mi è capitato d’interagire con giornalisti che volevano capire qualcosa in più, il calcio che proponevo, entrando nello specifico. Mi è capitato d’interagire con giornalisti che facevano soltanto l’articolo perché lavoravano come all’ufficio postale, senza andare a vedere se c’era un progetto di lavoro. Le categorie sono queste, però il mio rapporto è paritetico con tutti, non ho mai privilegiato nessuno, pur nutrendo simpatie per quelli che reputo maggiormente competenti, e questo qualche volta mi è costato perché ci sono piazze dove c’è il giornalista che raccoglie i consensi di tutti, che sa sempre la cosa prima degli altri e che è abituato ad avere la prima notizia, di fronte a queste situazioni io ho rispettato tutti, senza mai fare il furbo e il ruffiano perché credo, che pur rimettendoci, alla lunga certi atteggiamenti non paghino».
Pensa che i giornalisti italiani siano preparati sotto l’aspetto tattico?
«Poco».
Herrera ha inventato il mestiere di allenatore, dopo il rifiuto a Cellino lei crede di averlo reinventato?
«No. Il mio rifiuto sottintendeva la credibilità della figura dell’allenatore, in quanto responsabile del progetto tecnico, come punto di riferimento della squadra e delle sue sorti, anche perché è il responsabile della gestione e una cattiva gestione può far saltare in aria un gruppo, anche se ci sono giocatori importanti. Se alla figura dell’allenatore si riconoscono queste caratteristiche non deve essere destabilizzata. Il mio sogno è l’allenatore-manager all’inglese. I giocatori li scelgo io, li prendo io e rispondono solo a me, non a qualcosa che c’è sopra di me, perché il bypassare crea sempre delle difficoltà. Il sistema così com’è va rivisto perché crea enormi difficoltà ai tecnici. Dovrei essere io a portare il Direttore sportivo e non viceversa. Non sono tornato a Cagliari perché tutti questi presupposti erano venuti meno. Essere esonerato e poi richiamato era, secondo i miei parametri, illogico. Da chi è stata fatta e come la valutazione sull’allenatore? Si prende e si lascia a seconda dei momenti e degli umori, questo è frutto d’improvvisazione e io dentro questo sistema non mi riconosco, anche perché gli altri si possono approfittare di queste situazioni. Oggi l’allenatore è in mano a tutti e a tanti, ci vuole una rivoluzione sostanziale: i presidenti devono affidarsi agli allenatori».
Giampaolo viene dalla gavetta, come tanti colleghi preparati, le da fastidio vedere qualche giocatore famoso che non l’ha fatta, scarseggiando anche in preparazione e formazione?
«Non mi da fastidio perché una società che investe tanti soldi ha il diritto di scegliere chi vuole. La responsabilità è delle società e non degli allenatori, che sono l’anello debole della catena, dovremmo essere più solidali. Io contesto il principio, perché non è giusto che chi non ha avuto una carriera importante da calciatore non possa scalare i campionati e diventare un allenatore di serie A, come stava per accadere a me. Questo meriterebbe una battaglia da parte della categoria, ma nel contempo trovo ingiusto criticare o penalizzare chi arriva senza esperienza, sembra quasi il colpo di reni di chi a certi livelli non è mai stato chiamato. Io non devo propormi, io devo essere chiamato per il riconoscimento delle mie qualità».
Si dice che in provincia si giochi meglio a calcio perché c’è più tempo per insegnare e imparare?
«Oggi s’insegna poco e si curano poco gli aspetti didattici perché il risultato è come una carabina puntata addosso, quindi non perdi tempo nemmeno a proporre un progetto. Per questo in Italia non si gioca un bel calcio. Se uno vuole insegnare lo può fare ancora nei settori giovanili o nei dilettanti. È la mentalità che deve essere cambiata, contro gli interessi che spostano la prospettiva. Per quanto mi riguarda un allenatore deve costruire, deve creare e proporre un certo tipo di calcio, perché è la cifra personale e una soddisfazione. Io non sono capace a prendere scorciatoie. Io non sono capace di condurre una squadra e dire “giocate e vediamo cosa viene fuori” se prima non programmo una didattica e non porto il giocatore a pensare in un certo modo attraverso degli step di lavoro. Rappresentiamo quello che siamo. A me piace che la squadra giochi un calcio discreto e che gli venga riconosciuto, altrimenti per me è una sconfitta. L’improvvisazione è una sconfitta, non proporre niente è una sconfitta».
Durante un allenamento il tecnico cosa si prefigge e come lo ottiene?
«Prima si fissa l’obiettivo e poi si propongono degli esercizi attraverso i quali raggiungerlo».
Un allenatore sa quando la propria squadra ha lavorato bene oppure lo vede solo durante la partita?
«No, lo sa prima. Mi permetto questa piccola presunzione: so quando la mia squadra è in grado o non è in grado di fare una prestazione all’altezza della situazione, lo vedo dallo svolgimento del lavoro settimanale. Se non tocchiamo i principi su cui abbiamo basato il nostro lavoro viene a mancare qualcosa, come se tu non avessi dato da mangiare quotidianamente a una persona. Se il lavoro si sviluppa in modo disordinato nove su dieci non becchiamo nemmeno la prestazione».
C’è sempre un giocatore che in campo fa le veci dell’allenatore?
«Credo che i giocatori debbano rappresentare le idee del tecnico, poi c’è quello più esperto, che ha capito ed è in grado di assolvere il compito assegnatogli dal punto di vista dell’atteggiamento, non sempre e solo dal punto di vista tecnico, ma dall’interpretazione e quelli sono i giocatori importanti, le motrici, che creano la strada per gli altri, che creano il presupposto anche per il miglioramento di quelli che arrivano e non hanno la stessa cultura».
Il ritiro durante il campionato, dopo una sconfitta, serve?
«Non ci credo, perché quando si arriva al punto di organizzare il ritiro nel post partita è perché ci sono atteggiamenti che non vanno bene. Ci possono essere squadre in crisi di risultati ma non d’identità e squadre in crisi di risultati e identità, ma in questo secondo caso è il momento di cambiare l’allenatore, perciò il ritiro è solo un palliativo, è un volersi mettere al riparo. Oggi bisogna assumersi delle responsabilità».
Chi è
Marco Giampaolo, origini abruzzesi, è nato in Svizzera, a Bellinzona, il 2 agosto del ’67. Da giocatore a militato nel Giulianova, Gubbio, Licata, Siracusa, Fidelis Andria e Gualdo. Nel 2000 a Pescara inizia ad allenare. Siederà sulle panchine di Giulianova e Treviso prima di sbarcare ad Ascoli dove si consacra come uno dei giovani emergenti, per le sue idee e per il gioco della propria squadra. Nel 2006 è a Cagliari dove, oltre al gioco e ai risultati, rimane storico il suo rifiuto a Cellino che lo richiama dopo averlo esonerato: «Pur nella consapevolezza del danno economico che ne deriverà, rinuncio a tornare a Cagliari. L’orgoglio e la dignità non hanno prezzo», dirà Giampaolo passando alla storia come l’unico allenatore ad aver rifiutato di tornare in panchina. Dall’estate del 2008 siede sulla panchina del Siena con buoni risultati, a consigliarlo alla società per le sue qualità, si dice, sia stato, l’ex tecnico Beretta oggi a Lecce. L’Abruzzo l’ha premiato con il prestigioso premio “Rocky Marciano”, quale sportivo abruzzese dell’anno con questa motivazione: «Allenatore serio e preparato, che ha contribuito con la propria strategia alle promozioni di importanti società calcistiche, come Treviso e Ascoli, e che è ormai nel panorama calcistico nazionale uno dei punti di riferimento per stile e tecnica, ha dimostrato in più occasioni come la dignità personale non possa essere mai barattata nemmeno con il contratto più proficuo». Senza parole…
Settimana tipo
In una settimana si cerca di lavorare su tutte le qualità dei giocatori. Anche se nel calcio poi si opera con l’attrezzo, il pallone, e noi stiamo cercando di privilegiare il lavoro con palla piuttosto che quello a secco, per avere un risultato condizionale simile. Il martedì la seduta è dedicata agli aspetti tecnici, con partite a tema per lo sviluppo della potenza aerobica. Il mercoledì, al mattino lavoriamo sulla forza degli arti inferiori con momenti di esercitazioni tattiche in riferimento alla fase di non possesso, nel pomeriggio facciamo partite ad alta intensità che ci permettono di raggiungere picchi di lavoro alti, sempre con palla. Il giovedì a volte c’è la partita infrasettimanale, altre curiamo la tattica. Il venerdì è una seduta leggera nella quale curiamo la fase del possesso palla e dell’attacco, lo sviluppo delle situazioni di gioco in base alla squadra che affronteremo la domenica, o esercizi di palla inattiva a favore o sfavore, che alterniamo con il sabato. Sempre il venerdì lavoriamo anche sulla forza esplosiva per reclutare fibre veloci. Il sabato facciamo una rifinitura svelta, rapida, reattiva anche dal punto di vista mentale con esercitazioni di palla inattiva.
Psicologia
L’aspetto psicologico a Siena è curato dal dottor Zerbini, un grande professionista, per me figura nuova. Personalmente sono stato sempre contrario a queste figure, perché l’aspetto psicologico lo dovrebbe sempre curare l’allenatore, ma inteso così com’è inteso a Siena rappresenta, anche per me, un valore aggiunto per la squadra. Alla fine, però, l’aspetto psicologico è sempre patrimonio dell’allenatore, perché dipende da quello che riesci a trasmettere al giocatore in termini di lavoro e di gestione delle situazioni, sempre. Diciamo che il mio è più un approccio di gruppo, il dottor Zerbini invece ha un approccio individuale che si compenetrano.
Alimentazione
Il Siena, nello specifico, ha uno staff medico di altissimo livello, invidiato in Italia. Staff che si avvale di un nutrizionista, i ragazzi fanno degli esami che permettono di correggere e controllare l’alimentazione. Quello che fanno a casa non lo sappiamo, ma dentro gli orari di allenamento sono seguiti nei minimi particolari.
Infortuni
Lo staff medico è fondamentale, perché dalle qualità di questo dipende anche la tempistica dei recuperi e qui a Siena ho visto risultati straordinari. Per la mia esperienza, i problemi muscolari, soprattutto ai gemelli, sono quelli più ricorrenti, più difficili da guarire e più lunghi da risolvere.
Bologna-SIENA, pagelle
Siena, concentrato e tonicissimo, non lascia scampo al Bologna, imponendo subito la sua superiorità netta ad ogni livello, tattico, fisico e mentale. Giochiamo infine con una punta più centrale e questo ci fa indubbiamente segnare di più oltre che dare più senso a tutto il gioco che abbiamo sempre prodotto. Sarà un caso?Peccato per gli infortuni a due uomini importanti.
CURCI – Non sta bene e si vede. Deve uscire per forza. s.v.
ZUNIGA – Grande, grandissimo giocatore, migliorato anche in difesa. In avanti fa vere meraviglie. 8
DEL GROSSO – Attento e preciso nelle chiusure nel primo tempo. Poi, più tranquillo, si permette di salire e spinge anche bene. 7
PORTANOVA – Perde un paio di volte sui colpi di testa i più leggeri attaccanti bolognesi, ma in complesso toglie mille palloni e non ha molti problemi. Fa un bel gol. 7-
BRANDAO – Sul gol bolognese non è pronto, per il resto partita perfetta. 7+
CODREA – Combatte, prende colpi, ma si fa sentire sempre. Attento e pronto, ricaccia via tantissimi palloni. 7
VERGASSOLA - In splendida forma il capitano del Siena, che appoggia in pratica ogni azione offensiva della squadra e difende…8
GALLOPPA – alcuni errori iniziali, poi prende le misure e rilancia bene le azioni offensive e va anche a raddoppiare in fase difensiva. 7
MACCARONE – Sta bene, supera quasi sempre i difensori. Gran palla per Calaiò. Poi purtroppo si infortuna malamente. Speriamo bene.7
KHARJA –Cresce pian piano fino a diventare il migliore in campo. Gioca un paio di volte con gli avversari poi, costantemente, mostra di essere di altra categoria. 8,5
CALAIO’ – Fa il suo lavoro là davanti in pieno, segnando anche. 7
ELEFTHEROPULOS – Il greco entra a freddo (anche troppo, ci metterà venti minuti a scaldarsi…) ma poi ha solo lavoro di routine. Attento su un colpo di testa. 6,5
GHEZZAL – corre, crea pericoli e partecipa alla festa finale in piena scioltezza. 7
FRICK – serve a tenere alta la squadra. 6,5
GIAMPAOLO – Il suo più grande merito è presentare una squadra lucida, affiatata, in grandissima forma mentale e fisica, e scusate se è poco… L’uso di Calaiò gli serve alfine per avere una punta più centrale. Forse poteva rischiare meno Curci. 7-
lunedì 13 aprile 2009
Bologna-SIENA: la trasferta
Visto che i media locali non lo fanno nella maniera adeguata, vogliamo raccontare la giornata vissuta insieme agli altri 800 tifosi al seguito del Roburrone.Con alcuni amici abbiamo optato per la macchina, al fine di arrivare prima e degustare la cucina tipica bolognese in una trattoria locale. Mentre noi eravamo in viaggio, alcuni tifosi senesi e bolognesi disputavano una partita amichevole (per la cronaca vinta dai tifosi felsinei), anteprima di quella del pomeriggio.
Dopo aver mangiato molto bene in una trattoria gremita di senesi ci rechiamo in tutta tranquillità allo stadio.
Si vedono spuntare tifosi bianconeri da tutte le parti, ci sono diversi pullman, alcuni fatti dalle contrade come qualche tempo fa (ricordo quelli di Bruco, Istrice, Lupa), e poi tanti pulmini, macchine, scooteroni, camper, insomma, Siena e la sua provincia si sono davvero mobilitate per seguire il Siena.
I soliti controlli di rito ai tornelli, qualche osservazione per le cinture, qualche battuta scherzosa con alcuni steward; non so perché, forse sarà il vino, i bolliti, la temperatura mite, ma c'è aria di "grande giornata".
Raggiungiamo il settore ospiti, il clima di euforia viene subito confermato. Tanta gente di tutte le età a seguire la Robur, tanto bianconero dappertutto.
C'è voglia di cantare, di fare tifo, di spingere i ragazzi verso un'impresa che non osiamo nemmeno sperare. "Un pareggio ci basta", dicono i più.
Entrano le squadre, 800 voci si uniscono al canto della Verbena, poi il toccante silenzio per gli amici abruzzesi, rotto soltanto dalla smania di protagonismo di un imbecille.
Poi si gioca, neanche il tempo di iniziare e l'Arciere ci da la prima gioia: un'azione rapidissima, nella quale Big Mac si conferma assist man e Calaiò finalizzatore di razza.
Esplode la nostra gioia, il Siena c'è. Ora tocca agli altri.
Neanche il tempo di rimettersi a sedere che i bianconeri si trovano a battere un calcio d'angolo. Se ne incarica Galloppa, svetta Portanova, GOAL!!! 2 a 0!!! Sembra proprio la firma sulla salvezza.
Esultiamo increduli, 2 goal in 10 minuti, a volte ci sono volute 3 o 4 partite.
E' un Siena spietato, ha un altro passo, i felsinei sono frastornati, non riescono a reagire, il pubblico bolognese continua a incitare ma in modo più "minaccioso" (fuori le palle, ragazzi fuori le palle...).
Il Bologna tenta la reazione della disperazione, la posta in gioco è alta e vale l'intera stagione, ed è proprio da uno di questi affondi che nasce una punizione pericolosa: batte Volpi, Curci esce male, Marazzina è il più pronto di tutti, insacca e riapre la partita.
Piove sul bagnato, oltre al goal subito si infortuna Curci, entrerà poco dopo Ele.
Iniziamo a preoccuparci un po' il Bologna ora ci crede, il Siena sembra un po' in difficoltà, forse la festa è rimandata. Ma i ragazzi giocano da squadra, fanno gruppo e riprendono campo. Dagli spalti cerchiamo di dar loro una mano, cantano veramente tutti, dal più vecchio al più giovane. Scendiamo tutti in campo a fianco dei bianconeri. Il primo tempo si chiude con il Siena tutto in attacco.
Rprende la partita, il Bologna vuole dire la sua, il Siena non ci sta e tiene botta facendo ricorso alle sue armi migliori, freschezza atletica, organizzazione di gioco e possesso palla.
Entra Ghezzal per Calaiò (ottima prova la sua), poi si fa male anche Big Mac e lascia il posto a Frick. Ed è proprio la sua velocità che propizia la terza rete: cerca di raggiungere un pallone vagante, "svernicia" letteralmente un difensore rossoblù, serve Kharjà che tira sul palo, Ghezzal è pronto sulla ribattuta e segna da pochi passi.
Il settore ospiti è in delirio, ci abbracciamo tutti, ormai certi che il prossimo anno rigiocheremo in serie A.
Il Bologna è un pugile suonato, il Siena è padrone incontrastato del campo, la partita sarebbe ormai finita, se non fosse per la papera di Antonioli che regalà la gioa del goal a uno strepitoso Kharjà.
Sugli spalti è gioia vera, festeggiamo con i nostri inni preferiti, la Verbena e la Marcia del Palio, che cantiamo solo in occasioni veramente particolari. E poi cori per i ragazzi e per Marco Giampaolo, che ha risposto alle critiche con i fatti.
I giocatori vengono a salutarci, tirano di tutto, rimangono in mutande, la simbiosi tra questa squadra e la tifoseria senese si mostra in tutta la sua genunità.
Festeggiamo ma senza eccedere, per rispetto agli amici bolognesi che stanno vivendo davvero un brutto momento.
Lasciamo Bologna col morale a mille, una giornata trionfale per il calcio senese. Oltre 800 persone a rappresentare un città in delirio per la sua squadra di calcio...
Auguriamo al Bologna di salvarsi (e speriamo di poter loro dare una mano a farlo tra due domeniche...), perchè sia la città che la tifoseria meritano la serie A.
Per il resto... Grazie RAGAZZI!
Vome
Luca, uno di noi
La trasferta di domenica è stata memorabile sotto più punti di vista, vorrei però raccontare una cosa che forse non tutti hanno notato.Insieme agli oltre 800 senesi, nel settore ospiti c'era anche un tifoso diciamo "atipico", Luca Rossettini.
L'ho incontrato mentre stavamo uscendo dallo stadio, e ci siamo scambiati un saluto come facciamo di solito con molti altri amici tifosi.
Potrà sembrare una cosa da poco ma a me è fatto davvero piacere.
Si perché se un giocatore decide di guardare la partita invece che dalle comode (e gratuite) poltroncine della tribuna Vip, dal settore ospiti insieme ai suoi tifosi, questo vuol dire tante cose.
Vuol dire che forse vuol vivere la partita per una volta da tifoso vero, con le emozioni, i rumori, gli odori che quando sei in campo non riesci a percepire.
Vuol dire che si sente a casa, e che non ha problemi a mischiarsi con i suoi tifosi perché consapevole che loro sapranno rispettare la sua voglia di essere in mezzo a loro senza approfittarne e "soffocarlo" di attenzioni, come altre tifoserie più "appiccicose" farebbero.
Vuol dire che sa che portare amici o parenti in trasferta coi suoi tifosi non costituisce un motivo di rischio, probabilmente perchè crede nella civiltà e nella correttezza dei sostenitori bianconeri.
Vuol dire che un giocatore di serie A può e vuole essere un ragazzo normale, cui piace stare in mezzo alla gente normale per vedere una partita della sua squadra del cuore.
Chissà, forse ci ho visto molto di più di quello che c'era davvero dietro alla presenza di Luca Rossettini nel settore ospiti a Bologna ma, conoscendo il ragazzo, forse non ho sbagliato di tanto.
Comunque lo ringrazio per essere stato lì con noi a condividere un momento storico per la Robur, per me è stata la ciliegina sulla torta di una giornata perfetta, mi ha reso ancora più orgoglioso di tifare per questi colori perché mi ha confermato che certe cose così "sane", possono succedere solo a Siena e in pochi altri posti.
Vomerone
mercoledì 8 aprile 2009
Riflessioni in libertà
Di foto avrei potuto metterne molte ma ho scelto questa del nostro Mister sorridente perchè credo se lo meriti; aldilà dei moduli, dei cambi giusti o sbagliati, delle sconfitte o delle vittorie il Mister del Siena è persona seria e uomo vero.Lo si capisce da quello che dice; dagli argomenti che affronta e da come li tratta e così la sua immensa professionalità emerge anche nell'ultima intervista rilasciata che abbiamo letto sul Fedelissimo distribuito allo stadio prima di Siena-Lazio.
Ma non voglio scrivere un'ode a Giampaolo; semplicemente, visto che la classifica ce lo consente, voglio analizzare il momento della Robur e gettare un occhio al futuro e già mi sembra molto bello poterlo fare.
"Ognuno deve recitare la sua parte, svolgere il suo ruolo per raggiungere un comune obiettivo: la salvezza. L'importante è che tutti operino in modo costruttivo, leale". In questo modo comincia l'intervista a cui mi sono riferito; poche parole ma che tirano in ballo tutti quanti indicando qual'è il fine ed il comportamento da tenere.
Lo dice anche Giampaolo che i tifosi della Robur sanno capire ed attendere ed è proprio da questo atteggiamento di grande responsabilità che in parte nascono le vittorie fondamentali come quelle contro la Lazio dove i nostri beniamini hanno messo in mostra un grande carattere.
Quel carattere, quella tenacia, quella voglia di non mollare mai anche quando la stanchezza ti assale sono il modo con cui i giocatori ci hanno voluto ringraziare per il rispetto che gli abbiamo dimostrato in circostanze più tristi sotto l'aspetto del risultato; circostanze dove però l'impegno non è mancato ed il tifoso, quello intelligente, ha tenuto conto anche di ciò nell'esternare le sue emozioni.
I tifosi della Robur sono tifosi intelligenti e pretendono, giustamente, di vedere in campo l'impegno dei loro eroi sempre e comunque; l'impegno c'è stato anche in queste occasioni e quindi è stato apprezzato e valutato sia allo stadio sia successivamente.
Per questo ritengo che la prestazione di domenica che ha fruttato i tre punti sia figlia della Verbena cantata in faccia ai milanisti e degli applausi dei tifosi in trasferta per il derby perchè la loro capacità di giudizio è stata premiata con una prestazione magistrale da parte della squadra ed ora la salvezza sembra davvero vicina.
Ritornando quindi alle parole di Giampaolo possiamo sicuramente affermare che i tifosi hanno recitato bene la loro parte e la nostra curva ha saputo farsi rispettare incitando i giocatori e rappresentando spesso il 12° uomo.
Lo stesso si può dire di tutta la squadra ed è testimoniato dal valore attuale del parco giocatori che non è mai stato così elevato e se ciò è successo dipende dalle prestazioni sul campo.
Zuniga, Galloppa, Rossettini, Brandao, Ficagna, Ghezzal, etc, etc, etc........hanno dimostrato di essere all'altezza della categoria e sono tutti interamente di proprietà del Siena; accanto a loro altri di cui deteniamo la comproprietà come Curci, Calaiò (goal splendido domenica scorsa), etc, etc, etc che, soprattutto il portiere, hanno aumentato il loro valore rispetto alla cifra investita per acquistarli.
Accanto a loro alcuni senatori a cui, oltre al valore espresso sul campo, va il merito di aver saputo infondere serenità a questi giovani nei momenti più bui; una serenità che poi si è vista da come hanno reagito a quei momenti disputando delle partite strepitose a vantaggio di tutto il gruppo e quindi del risultato finale.
Sto parlando di Vergassola, Portanova, Maccarone, Frick, Codrea e tutti coloro che ci sono ormai da tempo.
Insieme al Mister ed ai giocatori la parte l'hanno recitata alla grande e non da ora anche chi ne cura la preparazione fisica e tutti i componenti dello staff sanitario diretto dal Dott. Causarano che lo stesso Mister ha definito di primissimo livello.
Per poter vincere serve gente ben allenata e che recuperi in fretta dagli infortuni ed anche questo è un aspetto della Robur che funziona bene; potessero avere una struttura più adeguata invece di spostarsi con la loro attrezzatura come dei circensi sicuramente farebbero anche meglio.
Al di sopra di tutte queste persone c'è la proprietà che sicuramente ha operato bene visto che, oltre ai giocatori, si è circondata di collaboratori validi.
Il parco giocatori è un bene inestimabile che consentirà di poter prendere decisioni importanti in base a ciò che vorrà fare l'anno prossimo.
Una proprietà che speriamo risolva al più presto anche i suoi problemi finanziari sorti a dicembre con il sequestro cautelativo a cui sono stati sottoposti alcuni beni personali dell'Avv. Stronati.
Senza voler mancare di rispetto a nessuno un appunto però vorrei farlo; ognuno ha il suo carattere ed i suoi impegni ma se il Presidente non riesce ad essere così presente ed i suoi collaboratori più diretti non lo sostituiscono in questo ruolo allora forse la società dovrebbe dotarsi di un uomo di spicco, di grande esperienza nel mondo del calcio, di un uomo come a dicembre sembrava si fosse alla ricerca.
Questo perchè certi temi affrontati da Giampaolo come la stampa ed il centro sportivo non devono essere demandati al Mister; sono tematiche giustissime e dobbiamo ringraziare Giampaolo per aver avuto il coraggio di parlarne ma, come il Presidente non deve intromettersi nella parte tecnica, sarebbe bene che certi argomenti delicati venissero introdotti da chi detiene la proprietà dell'A.C. Siena spa o comunque da chi la rappresenta.
Dopo tanti complimenti ai bravi "attori" che hanno recitato, ognuno nel suo ruolo, su questo palcoscenico bianconero, è necessario affrontare un argomento che invece non soddisfa e preoccupa perchè il vero nodo da sciogliere riguarda il terreno di giuoco o il campo per definizione come ama chiamarlo qualche cronista un pò naif.
Per quanto riguarda lo stadio, è lampante che i senesi amano il Rastrello e quindi il fatto di "doverci" rimanere ancora per un pò è stato accolto in maniera positiva visto anche lo scarso gradimento del progetto del nuovo stadio.
Certo che è buffo, per non usare altri termini, come alcuni anni fa appena il Siena fu promosso in serie A si parlò subito di stadio nuovo, di progetti, di prima pietra che sarebbe stata posta di lì a poco e poi invece non è stato fatto nulla; anzi è sparita anche quella pietra o forse l'hanno messa in un cassetto dove la troveranno chi verrà dopo.
Questo però non è l'aspetto peggiore perchè tutto sommato uno stadio ce l'abbiamo, è adatto alle nostre esigenze perchè puntualmente adeguato dall'Amministrazione Comunale in questi anni e soprattutto è ben ubicato perchè tutti o quasi hanno capito che non è solo il teatro delle imprese della Robur ma rappresenta anche un valore aggiunto per i vari esercenti presenti nel centro storico.
L'aspetto peggiore e vergognoso lo dice lo stesso Giampaolo ed è talmente chiaro che è preferibile riportare le sue parole:
"Non è possibile che una società di calcio che milita nel massimo campionato non abbia strutture dove potersi allenare. Neppure in serie C ci sono simili situazioni.
Noi siamo costretti, specialmente nei mesi invernali, ad un vero e proprio pellegrinaggio. E questo va tutto a discapito della qualità del lavoro che siamo chiamati a svolgere".
Sono anni che questo argomento ciclicamente esce fuori e gli attori che dovrebbero darci le risposte, compresa la proprietà, a noi tifosi tendono ognuno a spiegare la sua versione; magari hanno tutti ragione ma gli anni sono passati ed il problema persiste.........e non è più accettabile!
Forse bisognerebbe organizzare un incontro con tutte queste componenti ovvero la proprietà, le istituzioni locali ed i rappresentanti dei tifosi e da questo incontro si deve uscire con delle certezze, soprattutto su chi fa cosa ed entro quando lo deve fare tanto per essere chiari.
Nel frattempo visto che siamo tifosi l'unica cosa che possiamo fare è ricordarglielo.......anche allo stadio!
C'era un altro argomento spinoso che Giampaolo ha affrontato in un'altra intervista ma ha già detto tutto lui; d'altronde se non era spinoso questo aspetto del Centro Sportivo sarebbe stato trattato con forza non solo negli spazi web dedicati alla Robur come il nostro blog od il mitico sito dei Fedelissimi.
Ora comunque ci aspettano tre partite fondamentali da affrontare con il giusto piglio per raggiungere la desiderata salvezza; ognuno al suo posto ed avanti così!
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